S.O.S. pipì: origine e fine dei farmaci
Questo è un servizio tratto da FOCUS n. 3/2009 - © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A.
postato nel mese di giungo 2009

Nelle acque di superficie e nei pozzi che pescano in falda non si è trovato solo l'acido clofibrico, ma anche i metaboliti di moltissimi farmaci. E persino nell'acqua potabile. Da dove vengono?
- Dalle mucche...
All'inquinamento di origine zootecnica si somma quello da smaltimento improprio: è il caso di chi getta nella spazzatura o nel water i farmaci scaduti, ma non per questo inattivi. Tutte queste fonti di inquinamento incidono per il 20-30% del totale.
- ... alla pipì umana
Farmaci dal rubinetto
Si trovano soprattutto i farmaci più usati, ma con molte eccezioni. II comportamento di ogni farmaco dipende anche dalle sue caratteristiche chimico-fisiche: alcuni, come l'amoxicillina (antibiotico), vengono degradati velocemente. Altri persistono a lungo e quindi, anche se meno usati, si trovano in concentrazioni elevate perché si accumulano: eritromicina, ciclofosfamide, naproxene, sulfametossazolo, sulfasalazina rimangono nell'ambiente più di un anno. L'acido clofibrico persiste 21 anni, quindi anche se è poco usato lo si trova dappertutto.
Negli Stati Uniti, il monitoraggio dell'U.S. geological survey (Usgs) ha rivelato che l'80% dei corsi d'acqua analizzati contiene farmaci (soprattutto ormoni e antibiotici) ma anche saporti, profumi, igienizzanti. E uno studio commissionato dall'Associated press ha dimostrato che l'acqua potabile delle 24 principali aree metropolitane degli Usa conteneva tracce di farmaci. In quella di Filadelfia sono state individuate addirittura 56 molecole diverse.
Ansiolitici a Lodi e Varese
E in Italia? Nelle acque lombarde e nei sedimenti dei fiumi Po, Lambro e Adda, nonché negli acquedotti di Varese e Lodi, sono stati trovati antibiotici (lincomicina ed eritromicina), antitumorali (ciclofosfamide), antinfiammatori (ibuprofene), diuretici (furosemide), antipertensivi (atenololo, ,e inoltr,e bezafibrato, ranitidina, spiramicina nelle acque di fiume; ansiolitici (diazepam) e anticolesterolo (clofibrato) nelle acque potabili di Lodi; tracce di ansiolitico a Varese. Dati confermati da analoghi ritrovamenti nell'Arno.
E l'acqua potabile di Milano, Torino, Bologna, Firenze? «Abbiamo pochi dati» risponde Zuccato.
«L'esperto legale dell'istituto ci ha avvisato che dovevamo chiedere la collaborazione degli enti preposti alla potabilizzazione delle acque,ma se i risultati non fossero piaciuti sarebbe stato molto difficile pubblicarli. Avremmo dovuto fare i prelievi davanti a un notaio, ma le spese di analisi costano 20-25 mila euro, e con il notaio lo studio sarebbe costato un'enormità». Che effetti può avere questo tipo di inquinamento sull'ambiente e sull'uomo?
Dosi terapeutiche Nonostante l'accumulo, le concentrazioni sono molto basse; al massimo alcuni milligrammi per metro cubo di acqua, molto inferiori a quelle che causano effetti tossici "acuti". Improbabile il rischio per gli adulti: calcolando un'assunzione di 21 di acqua contaminata da farmaci al giorno per 70 anni, si rimane sempre al di sotto di una singola dose terapeutica. Ma l'esposizione continuata nel tempo potrebbe causare sensibilizzazioni allergiche o antibiotico-resistenza di alcuni ceppi batterici.
Farmaci verdi
Ci sono meno certezze per gli embrioni durante la gravidanza: un recente studio nel laboratorio di Zuccato ha mostrato che una miscela di farmaci alle concentrazioni rinvenute nel Po ha effetti tossici sulla proliferazione di cellule umane e di danio zebrato (un pesce): effetti significativamente superiori a quelli esercitati dai singoli farmaci.
Dice Dana Kolpin, idrologa della Usgs di Iowa City: «Alcune miscele possono potenziare l'effetto dei farmaci. Altre sostanze potrebbero sommarsi: ad esempio estrogeni sintetici, quelli naturali e quelli vegetali. Prese singolarmente, le concentrazioni potrebbero essere troppo basse, ma il loro effetto combinato...». Più evidenti gli effetti sull'ambiente:
«Alterazioni del comportamento dei pesci esposti ad antidepressivi, fmminilizazione dei maschi di trota iridea esposti agli ormoni femminili a concentrazioni anche di 5-6 parti per miliardo» elenca Christian Daughton dell'Environmental protection agency (Epa) di Las Vegas.
Che fare? In Svezia sono nati movimenti di ecologismo scientifico denominati green pharmacy. Mirano a favorire la produzione e la scelta di farmaci rispettosi dell'ambiente. Lo Stockholm County Council and Apoteket e lo Swedish Chemicals Inspectorate hanno classificato i farmaci in base alle loro caratteristiche ecotossicologiche e suggerito ai medici, a parità di efficacia e di costo, di preferire quelli ecocompatibili. Ma non basta.
Sostanze clorurate Bisogna persuadere i pazienti ad assumere solo i farmaci strettamente necessari e a smaltire gli "avanzi" negli appositi cassonetti delle farmacie.
Ma bisogna anche migliorare l'efficienza dei depuratori. «Oggi né i depuratori né i trattamenti di potabilizzazione più usati eliminano i farmaci» dice Roberto Andreozzi, ordinario di chimica industriale del dipartimento di ingegneria chimica dell'Università Federico Il di Napoli. «Né esistono leggi che obblighino i gestori a cercare e rimuovere queste sostanze. Basterebbe aggiungere processi di ossidazione (ozonizzazione delle acque o fotolisi dell'acqua ossigenata) agli impianti. Invece, per eliminare i batteri dall'acqua potabile, si aggiunge cloro (ipoclorito di sodio), che, se incontra sostanze organiche, può formare sostanze clorurate, le più pericolose perché altamente tossich cCome f,a per esempio, il betabloccante atenololo (un regolatore del ritmo cardiaco)».
Amelia Beltramini
Per saperne di più: http://wunv.epa.gov/esd/ehernistry/pharma/about.htm
Sito web dell'Epa (Environmental protection agency) sui PPCPs cioè farmaci e prodotti igienici contaminanti ambientali



