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L I F E
i segreti della Ghiandola Pineale

Life Ghiandola Pineale
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S.O.S. pipì: origine e fine dei farmaci

Questo è un servizio tratto da FOCUS n. 3/2009 - © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A.

postato nel mese di giungo 2009

farmaci
Nelle acque di superficie e nei pozzi che pesca­no in falda non si è trovato solo l'acido clofibrico, ma anche i me­taboliti di moltissimi farmaci. E persino nell'acqua potabile. Da dove vengono?



  • Dalle mucche...
Oggi gli studi hanno dimostra­to che le fonti di questo inquina­mento chimico sono molte. Nei fiumi confluiscono le acque di scarico della zootecnia: nella so­la Pianura padana sono allevati 4 milioni di bovini, 7,5 milioni di suini e mezzo milione circa fra ovini e caprini. E infatti nel­le acque del Po, che lambiscono province ad alta zootecnia come Piacenza e Cremona, sono state trovate concentrazioni abnorme­mente elevate di salbutamolo e lincomicina, due antibiotici che promuovono una maggiore resa zootecnica. Quando poi i rifiuti organici degli allevamenti ven­gono usati per concimare i ter­reni, i farmaci percolano e inqui­nano anche la falda che alimenta sorgenti e risorgive.
All'inquinamento di origine zootecnica si somma quello da smaltimento improprio: è il caso di chi getta nella spazzatura o nel water i farmaci scaduti, ma non per questo inattivi. Tutte queste fonti di inquinamento in­cidono per il 20-30% del totale.

  • ... alla pipì umana
La parte del leone, il 170-80%, è dovuto allo smaltimento delle acque nere delle città. Nei fiu­mi italiani confluiscono, ogni giorno, oltre 60 milioni di litri di urina umana. E qui ci sono gran parte dei farmaci assunti. «Dopo aver svolto la loro azio­ne terapeutica, vengono escreti con le urine e le feci, senza esse­re metabolizzati, oppure come metaboliti attivi» spiega Ettore Zuccato, del dipartimento Am­biente e salute dell'Istituto di ri­cerche farmacologiche Negri di Milano. «Con le acque fognarie raggiungono i depuratori urbani (quando ci sono), costruiti per degradare sostanze chimiche molto semplici, non i farmaci. E poi senza ostacoli si diffondo­no nell'ambiente acquatico: si riversano in fiumi e laghi, fino al mare, contribuendo a un inqui­namento diffuso».


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Il ciclo dei farmaci dalla produzione ai vari siti.

il ciclo dei farmaci: clicca sull'immagine

Farmaci dal rubinetto
Si trovano soprattutto i farma­ci più usati, ma con molte ecce­zioni. II comportamento di ogni farmaco dipende anche dalle sue caratteristiche chimico-fisiche: alcuni, come l'amoxicillina (an­tibiotico), vengono degradati velocemente. Altri persistono a lungo e quindi, anche se meno usati, si trovano in concentrazio­ni elevate perché si accumula­no: eritromicina, ciclofosfamide, naproxene, sulfametossazolo, sulfasalazina rimangono nel­l'ambiente più di un anno. L'aci­do clofibrico persiste 21 anni, quindi anche se è poco usato lo si trova dappertutto.
Negli Stati Uniti, il monitorag­gio dell'U.S. geological survey (Usgs) ha rivelato che l'80% dei corsi d'acqua analizzati contie­ne farmaci (soprattutto ormoni e antibiotici) ma anche saporti, profumi, igienizzanti. E uno studio commissionato dall'As­sociated press ha dimostrato che l'acqua potabile delle 24 prin­cipali aree metropolitane degli Usa conteneva tracce di farmaci. In quella di Filadelfia sono state individuate addirittura 56 mole­cole diverse.

Ansiolitici a Lodi e Varese
E in Italia? Nelle acque lom­barde e nei sedimenti dei fiu­mi Po, Lambro e Adda, nonché negli acquedotti di Varese e Lodi, sono stati trovati antibiotici (lincomicina ed eritromicina), antitumorali (ciclofosfamide), antinfiammatori (ibuprofene), diuretici (furosemide), antiper­tensivi (atenololo, ,e inoltr,e be­zafibrato, ranitidina, spiramicina nelle acque di fiume; ansiolitici (diazepam) e anticolesterolo (clofibrato) nelle acque potabili di Lodi; tracce di ansiolitico a Varese. Dati confermati da ana­loghi ritrovamenti nell'Arno.
E l'acqua potabile di Milano, Torino, Bologna, Firenze? «Abb­iamo pochi dati» risponde Zuccato.
«L'esperto legale dell'istituto ci ha avvisato che dovevamo chiedere la collaborazione degli enti preposti alla potabilizzazione delle acque,ma se i risultati  non fossero piaciuti sarebbe stato molto difficile pubblicarli. Avremmo dovuto fare i prelievi davanti a un notaio, ma le spe­se di analisi costano 20-25 mila euro, e con il notaio lo studio sarebbe costato un'enormità». Che effetti può avere questo tipo di inquinamento sull'ambiente e sull'uomo?

Dosi terapeutiche Nonostante l'accumulo, le concentrazioni sono molto basse; al massimo alcuni milligrammi per metro cubo di acqua, molto infe­riori a quelle che causano effetti tossici "acuti". Improbabile il rischio per gli adulti: calcolan­do un'assunzione di 21 di acqua contaminata da farmaci al gior­no per 70 anni, si rimane sempre al di sotto di una singola dose terapeutica. Ma l'esposizione continuata nel tempo potrebbe causare sensibilizzazioni aller­giche o antibiotico-resistenza di alcuni ceppi batterici.

Farmaci verdi
Ci sono meno certezze per gli embrioni durante la gravidanza: un recente studio nel laborato­rio di Zuccato ha mostrato che una miscela di farmaci alle con­centrazioni rinvenute nel Po ha effetti tossici sulla proliferazio­ne di cellule umane e di danio zebrato (un pesce): effetti signi­ficativamente superiori a quelli esercitati dai singoli farmaci.
Dice Dana Kolpin, idrologa della Usgs di Iowa City: «Alcune miscele possono potenziare l'ef­fetto dei farmaci. Altre sostanze potrebbero sommarsi: ad esempio estrogeni sintetici, quelli naturali e quelli vegetali. Prese singolar­mente, le concentrazioni potreb­bero essere troppo basse, ma il loro effetto combinato...». Più evidenti gli effetti sull'ambiente:
«Alterazioni del comportamento dei pesci esposti ad antidepressi­vi, fmminilizazione dei maschi di trota iridea esposti agli ormoni femminili a concentrazioni anche di 5-6 parti per miliardo» elenca Christian Daughton dell'Environ­mental protection agency (Epa) di Las Vegas.

Che fare? In Svezia sono nati movimenti di ecologismo scien­tifico denominati green pharmacy. Mirano a favorire la produzione e la scelta di farmaci rispetto­si dell'ambiente. Lo Stockholm County Council and Apoteket e lo Swedish Chemicals Inspecto­rate hanno classificato i farmaci in base alle loro caratteristiche ecotossicologiche e suggerito ai medici, a parità di efficacia e di costo, di preferire quelli ecocom­patibili. Ma non basta.

Sostanze clorurate Bisogna persuadere i pazienti ad assumere solo i farmaci stret­tamente necessari e a smaltire gli "avanzi" negli appositi cassonet­ti delle farmacie.
Ma bisogna anche migliorare l'efficienza dei depuratori. «Oggi né i depuratori né i trattamenti di potabilizzazione più usati eli­minano i farmaci» dice Roberto Andreozzi, ordinario di chimica industriale del dipartimento di ingegneria chimica dell'Univer­sità Federico Il di Napoli. «Né esistono leggi che obblighino i gestori a cercare e rimuovere queste sostanze. Basterebbe ag­giungere processi di ossidazione (ozonizzazione delle acque o fo­tolisi dell'acqua ossigenata) agli impianti. Invece, per eliminare i batteri dall'acqua potabile, si aggiunge cloro (ipoclorito di so­dio), che, se incontra sostanze organiche, può formare sostanze clorurate, le più pericolose per­ché altamente tossich cCome f,a per esempio, il betabloccante ate­nololo (un regolatore del ritmo cardiaco)».

Amelia Beltramini

Per saperne di più: http://wunv.epa.gov/esd/ehernistry/pharma/about.htm
Sito web dell'Epa (Environmental protection agency) sui PPCPs cioè farmaci e prodotti igienici contaminanti ambientali