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L I F E
i segreti della Ghiandola Pineale
Per
la prima volta un libro che rende reale l'immortalità psichica in seguito
all'apertura del cuore in realzione al riconoscimento della propria
natura spirituale. Cosa c'è nel talamo, una parte del cervello, la più
antica, che blocca la produzione di alcune sostanza utilizzate anche
dalle navicelle aliene per compiere viaggi interdimensionali e
che
nel nostro corpo sono necessarie per l'ascensione? Come fare a
ritornare a riprodurle? Trova in
questo libro l'anello mancante al
raggiungimento delle tua vera natura spirituale.
AI TUMORI PIACE LO ZUCCHERO
I tumori per crescere ne hanno bisogno e la cattiva alimentazione rende
i tessuti terreno fertile per la loro proliferazione. Molte ricerche confermano che l’ormone chiave è l’insulina,
quello che
regola la glicemia nel sangue.
Articolo di Agnese Codignola su L'Espresso, 2 febbraio 2012
... E se a causare il cancro fosse, tra l'altro, la cattiva alimentazione?
Mediata da complessi meccanismi biologici, è vero, ma pur sempre
alimentazione? Che ci fesse una corrispondenza tra obesità e sovrappeso
e certi tumori, gli epidemiologi lo avevano già notato.
Ma fino a oggi si trattava di una "coincidenza”, di una di quelle
correlazioni stabilite osservando gruppi di persone che già basta a
lanciare l'allarme, ma non è la pistola fumante. Oggi, invece, il
quadro sembra comporsi.
E le prove biologiche sono tali che la bibbia della scienza americana,
"Science", le ha consacrate in un articolo di rassegna del primo numero
del nuovo anno. La faccenda non è semplice ma, vista la posta in gioco,
vale la pena di seguirla passo passo.All'origine di molti tumori,
dunque, potrebbero esserci delle alterazioni metaboliche, cioè
trasformazioni locali che rendono i tessuti un terreno fertile per la
crescita incondizionata delle cellule malate.
Mutamenti causati in primo luogo da una scorretta alimentazione. Ciò
che mangiamo avrebbe dunque un'importanza ancora più cruciale del
previsto e un ruolo che si esplicherebbe in maniera diversa, più
complessa, rispetto a quanto supposto fino a poco tempo fa.
Al centro c'è un ormone non certo nuovo, ma oggi guardato con occhi
diversi: l'insulina, finora considerata solo per ciò che accade quando
scarseggia, come nel diabete, o per la sua funzione di regolatrice
degli zuccheri nel sangue. Al contrario, nuovi dati, anche molto
diversi tra loro, assegnano ormai a questa sostanza funzioni alquanto
più articolate, in molti casi favorevoli allo sviluppo dei tumori.
La prima constatazione che ha portato a concentrare l'attenzione
sull'insulina è stata, come si diceva, di tipo epidemiologico: le
persone obese (che spesso hanno elevati livelli di insulina), così come
quelle che soffrono di diabete, hanno un rischio considerevolmente
superiore alla media di sviluppare un cancro e di morirne rispetto a
quanto si verifica nei malati in peso normale. La seconda osservazione
è stata sperimentale: le cellule tumorali, per crescere in provetta,
hanno bisogno di molto zucchero, di molta insulina e di ormoni simili a
essa
(come
il cosidetto insulin-like-growth-factor-1 o Igf-1) ed
esprimono sulla loro
superfice molte proteine fatte apposta per captare insulina e Igf-1,
di norma quasi assenti. Da decenni questi due indizi agitavano i sonni
di molti ricercatori, che non riuscivano ad attribuire loro una
spiegazione razionale, ma negli anni successivi altri tasselli sono
andati nella stessa direzione fino a comporre, almeno nelle sue linee
essenziali, un quadro che ha una sua logica e che aiuta a spiegare
anche altri effetti finora oscuri, come il fatto che chi si sottopone a
severe restrizioni caloriche (che causano un crollo dell'insulina) ha
un rischio inferiore di avere un cancro.
In sintesi, le cellule per diventare tumorali farebbero ricorso a
circuiti metabolici specifici e diversi da quelli usati dalle cellule
sane per incamerare molto zucchero e, grazie all'insulina e all'Igf-1,
per utilizzarli non solo come fonte di energia, ma anche come materiale
per produrre tumori.
Se questa è la situazione, è del tutto evidente
che ciò che mangiamo è davvero fondamentale, nella sviluppo e nella
crescita di molti tumori.
Come spiega Cristiano Simone, ricercatore
dell'Università di Bari e dell'Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria
Imbaro (Chieti), autore di studi molto importanti in materia finanziati
anche dall'Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro) […]: “Oggi
abbiamo un'idea molto più articolata dell'influenza dell'alimentazione
sul rischio-cancro e sappiamo, appunto, che l'insulina è cruciale.
Studiandone le funzioni, abbiamo scoperto che al centro di molte
reazioni che legano l'insulina all'innesco della proliferazione
neoplastica c'è una proteina chiamata P38 alfa e che è possibile
intervenire su di essa ottenendo effetti a volte molto significativi».
In provetta e nei modelli animali, se si blocca questa proteina -
sottolinea Simone - si arresta la crescita delle cellule malate e anzi,
se ne induce la morte. Inoltre, esperimenti su animali hanno già
mostrato che farmaci specifici potenziano l'effetto tanto della
chemioterapia quanto dei farmaci biologici. Non solo, aggiunge Simone:
«Con questi farmaci sono in corso sperimentazioni cliniche su persone
colpite da mieloma e da alcune malattie infiammatorie croniche e i
primi risultati sono incoraggianti, anche perché hanno mostrato che non
sono tossici. Sarà quindi trotto interessante vedere che cosa succede
nei pazienti, alla fine di questi studi».
In attesa che sul mercato si affacci dunque una nuova classe di
antitumorali che prendono di mira l'insulina e i suoi complicati
circuiti, un dato è comunque certo, dal momento che l'ormone è regolato
direttamente da ciò che mangiamo: l'azione dei nutrienti non si limita
a danneggiare alcuni pezzi di Dna o a proteggerne altri, ma si esplica
in modo assai più complicato e indiretto.
"Per questo - commenta ancora
Simone - è così importante che l’organismo sia mantenuto in una
condizione stabile nella quale l'insulina svolge le sue funzioni, ma
non è in eccesso e non scatena quindi gli eventi che possano portare al
cancro".
In altre parole, per avere un effetto protettivo è indispensabile
abituarsi fino da piccoli a mangiare molte fibre (verdura e frutta),
poca carne, pochi grassi, pochi zuccheri, molti alimenti integrali e
oli ricchi di grassi insaturi, perché tutto ciò che noi mangiamo
influenza lo stato generale di salute dell'organismo e i comportamenti
delle singole cellule: se queste trovano un terreno fertile per la
crescita, ricco di insulina e con proteine come la P38-alfa (fattore di
proliferazione tumorale N.d.R.)
in piena
attività, lo fanno, mentre se l'ambiente è in qualche modo ostile
diventa molto più complicato dare il via alla cancerogenesi e,
soprattutto, portarla avanti.
Articolo di Agnese Codignola
L'Espresso, 2 febbraio
2012